Le panchine evocano in me un senso di serenità.
Negli ultimi tempi sono divenute oggetto di odio da parte dei cantori delle società chiuse, colme di acredine, che mal sopportano i simboli per i quali ciascuno è quello che è, ed è rispettato per questo.
Eppure, le panchine accolgono senza chiedere.
Sono indifferenti nei confronti di chi arriva e di chi resta.
Forse custodiscono frammenti di parole, attimi d’amore, sguardi rivolti a cieli stellati, riflessioni profonde, incontri tra amici, solitudini, ansie, attese infinite e momenti di riposo.
Amo le panchine.
Le loro forme sinuose, il loro messaggio silenzioso di umanità.
Quando le vedo e mi siedo — senza chiedere, senza spiegazioni — pervade in me un senso di gratitudine per chi ha fatto questo dono.
Mi siedo, e qui mi sento un Uomo.
Senza complicazioni.

Nessun commento:
Posta un commento