Lasciamo in pace gli italiani
Le parole come l'inchiostro della seppia
Come la seppia usa l'inchiostro per mimetizzarsi e sfuggire ai predatori, così i demagoghi usano le parole per confondere, nascondere e rendere meno riconoscibile la realtà.
Mi dà immensamente fastidio la locuzione: «Gli italiani hanno scelto...», perché la ritengo non corretta.
Mi sembra più appropriato affermare che, un certo numero di elettori ha votato per partiti e rappresentanti, e questi, secondo le norme vigenti nel nostro Paese, hanno poi formato una maggioranza di governo.
In realtà, ciascun elettore esprime un voto su una scheda, per ciò che su quella scheda è indicato. Il resto può certamente essere intuibile e, nella maggior parte dei casi, probabilmente condiviso dagli stessi elettori, ma le scelte successive non vengono compiute direttamente da loro.
L'elettorato, con il voto, non sceglie il Presidente del Consiglio; ancor meno lo fanno genericamente «gli italiani». Assegna il proprio consenso a un partito o a una lista.
Può sembrare una questione di parole, ma non lo è. Al contrario, è una questione sostanziale. Credo sia preferibile utilizzare espressioni precise, piuttosto che attribuire al voto significati che servono, solamente, per essere funzionali a chi li enuncia.
Lasciamo in pace gli italiani e lasciamo in pace anche, attribuzioni improprie, sul significato del voto espresso da ciascun cittadino.
Scrivo queste righe perché il linguaggio dei populisti fà spesso leva su formule insidiose che, pur apparendo ovvie, semplificano la realtà rendendola funzionale ad altri scopi, spesso indicibili. Dal dire «gli italiani vogliono» al parlare di «nemici degli italiani» o di «nemici del popolo», il passo può essere breve.
Quando una parte viene fatta coincidere con il tutto, quando milioni di persone diverse vengono racchiuse in una parola usata come una clava politica, la democrazia si impoverisce e il confronto civile si degrada.
Per questo, ancora una volta: lasciamo in pace gli italiani.
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