sabato 12 settembre 2026

il Carso come laboratorio internazionale - Incendi- dall’emergenza all’innovazione

 Il Carso come laboratorio internazionale per gli incendi del futuro

Dell'emergenza all’innovazione

 

Negli ultimi anni il Carso è diventato uno dei territori simbolo della nuova stagione degli incendi boschivi. Non si tratta soltanto di eventi più frequenti o più estesi. Sta cambiando la natura stessa del problema.

Cambiamenti climatici, lunghi periodi di siccità, accumulo di biomassa, abbandono delle aree agricole e forestali, crescita delle zone di interfaccia fra bosco e abitato, stanno creando scenari sempre più complessi. A tutto questo si aggiunge una crescente difficoltà, dovuta alla crisi fiscale, nel reperire risorse economiche e personale qualificato.

In poche parole: dobbiamo imparare a fare di più con meno.

Per questo motivo non è più sufficiente pensare agli incendi boschivi come a semplici emergenze da affrontare quando si manifestano. Anche perché gli incendi boschivi non sono emergenze ma un elemento caratteristico del territorio, con cui bisogna convivere. Occorre un cambiamento di paradigma: passare da una cultura dell'emergenza a una cultura della cura e presidio del territorio.

Il Carso potrebbe diventare il luogo ideale dove sviluppare questo nuovo approccio.

Da territorio vulnerabile a territorio che produce conoscenza

Di norma i territori colpiti dagli incendi vengono considerati soltanto come aree da difendere. Esiste però un'altra possibilità.

Le aree maggiormente esposte possono trasformarsi in laboratori permanenti dove si producono competenze, innovazione, organizzazione e conoscenza.

Il Carso possiede caratteristiche uniche: un’elevata esposizione al rischio incendio, una forte presenza di aree di interfaccia tra bosco e abitato, un contesto transfrontaliero, la presenza di numerosi soggetti istituzionali e un volontariato legato al territorio e fortemente professionalizzato, un’esperienza maturata in decenni di eventi di grande rilevanza.

Queste caratteristiche lo rendono un territorio ideale per studiare e sviluppare nuovi modelli di gestione del rischio.

 

Il significato della meta-governance

Gli incendi boschivi del futuro non sono né potranno essere affrontati da una singola organizzazione.

Corpo Forestale, volontari AIB, Vigili del Fuoco, Protezione Civile, amministrazioni locali, comunità territoriali, agricoltori, operatori economici e realtà transfrontaliere possiedono ciascuno molti frammenti delle competenze e delle risorse necessarie per affrontare questo fenomeno.

La sfida non consiste semplicemente nel coordinare questo patrimonio durante l'emergenza.

La sfida consiste nel costruire le condizioni affinché stabilmente ci sia una collaborazione proficua.

È qui che entra in gioco il concetto di meta-governance.

La meta-governance è la: “governance della governance”; non è la gestione diretta di un sistema, ma la definizione delle regole, dei meccanismi e dei principi con cui coordinare i diversi modi di governare (gerarchia, mercato, network) all’interno di un sistema complesso

 

Non significa creare un nuovo ente o un nuovo livello burocratico. Significa costruire: regole condivise, valori organizzativi comuni, linguaggi comuni, procedure condivise, strumenti compatibili, percorsi formativi integrati, sistemi di apprendimento collettivo.

In altre parole, significa governare la rete.

 

Una scuola del Carso

Uno dei primi ambiti di sviluppo potrebbe essere la formazione. Operare in ambiente montano è cosa diversa dall'operare sul Carso.

Le caratteristiche ambientali, il comportamento del fuoco, la disponibilità d'acqua, le modalità di accesso, la presenza di infrastrutture e insediamenti umani richiedono competenze specifiche.

Per questo sarebbe utile sviluppare una vera e propria Scuola antincendi boschivi del Carso dedicata a: volontari AIB, Direttori delle Operazioni di Spegnimento (DOS), personale forestale, Protezione Civile e Vigili del Fuoco.

Una struttura capace non solo di addestrare, ma anche di produrre conoscenza.

 

Ogni incendio deve insegnare qualcosa

Solitamente, terminata l'emergenza, si torna rapidamente alla normalità.

Eppure, ogni incendio ci insegna cose diverse, per cui rappresenta una straordinaria occasione di apprendimento per ciascuno e per il sistema organizzativo.

Per questo motivo il debriefing dovrebbe diventare parte integrante di ogni operazione.

È necessario analizzare: cosa ha funzionato, cosa non ha funzionato, quali criticità sono emerse, quali innovazioni si sono rivelate utili, quali modifiche organizzative sono necessarie.

Ogni incendio dovrebbe contribuire a migliorare la risposta al successivo, altrimenti si rischia l’effetto “Giorno della marmotta” per il quale a ogni evento si riparte senza far tesoro di quanto appreso precedentemente.

Un luogo di sperimentazione

Il Carso potrebbe diventare anche un ambiente permanente di sperimentazione.

Ad esempio, per: droni e nuove tecnologie, sistemi di comando e controllo, piattaforme digitali condivise, nuove metodologie operative, utilizzo del controfuoco, attrezzature che siano compatibili tra diverse organizzazioni, soluzioni logistiche avanzate.

L'innovazione non consiste nell'introdurre semplicemente strumenti nuovi, ma nell'integrarli efficacemente all'interno dei processi operativi.

Collaborazione oltre i confini

Gli incendi non si fermano ai confini amministrativi, la cooperazione con Slovenia e Croazia rappresenta una risorsa strategica.

Attraverso: esercitazioni congiunte, formazione comune, studio comparato degli eventi, condivisione di procedure, sperimentazione di modelli organizzativi.

Se riuscissimo a costruire un sistema di collaborazione stabile su scala transfrontaliera, il Carso potrebbe diventare un punto di riferimento per l'intera area dell'Alto Adriatico.

Un esempio che potrebbe essere concreto:

 

L'aeroporto di Prosecco come hub antincendio

In questa prospettiva l'aeroporto di Prosecco potrebbe svolgere un ruolo fondamentale.

Potrebbe diventare: hub logistico antincendio boschivo, punto di raccolta e mobilitazione delle squadre, area per il personale in disponibilità operativa, sede della Scuola antincendi boschivi del Carso, centro di addestramento ed esercitazione, polo tecnologico per droni e osservazione del territorio.

Una struttura capace di integrare operatività, formazione, studio e innovazione.

Costruire resilienza

La resilienza non nasce il giorno in cui si sviluppa un incendio.

Nasce molto prima.

Nasce nella manutenzione del territorio, nella formazione degli operatori, nella pianificazione, nella cooperazione tra istituzioni, nella partecipazione delle comunità locali e nella capacità di apprendere dall'esperienza.

Il Carso continuerà probabilmente a essere uno dei territori più esposti agli incendi boschivi.

Proprio per questo potrebbe diventare anche uno dei luoghi più avanzati nello sviluppo delle competenze necessarie ad affrontarli.

Non soltanto un territorio da proteggere.

Ma un laboratorio permanente di resilienza, innovazione e cooperazione, capace di trasformare una vulnerabilità in una risorsa per l'intera comunità.

 


martedì 8 settembre 2026

Dall'incendio all'informazione: la comunicazione istituzionale come processo di governance dell'incertezza

  

Dall'incendio all'informazione: la comunicazione istituzionale come processo di governance dell'incertezza 

Gli incendi boschivi che interessano territori antropizzati costituiscono eventi complessi nei quali la dimensione operativa dell'evento si intreccia con dinamiche sociali, organizzative e comunicative. In tali contesti, la minaccia non riguarda esclusivamente la tutela di persone, abitazioni, infrastrutture e attività economiche, ma coinvolge anche la capacità delle istituzioni e delle comunità di interpretare situazioni caratterizzate da elevata incertezza, rapida evoluzione e forte esposizione mediatica.

L’affrontare questa tipologia di interventi può essere concepito come un processo socio-organizzativo nel quale la produzione, la condivisione e l'accessibilità delle informazioni assumono una marcata rilevanza strategica tale da essere inserito fra le risorse impiegate nelle operazioni di contrasto e contenimento. Le decisioni di cittadini, amministratori, operatori economici e visitatori dipendono, infatti, dalla disponibilità di informazioni tempestive, affidabili e comprensibili riguardo all'evoluzione dell'evento, alle misure di protezione adottate e ai comportamenti raccomandati.

In questa prospettiva, la comunicazione istituzionale non rappresenta una funzione accessoria, ma una componente essenziale della governance del rischio. Essa contribuisce a ridurre l'ambiguità interpretativa, favorisce il coordinamento tra i soggetti coinvolti nella gestione dell'emergenza e sostiene la costruzione della fiducia nei confronti delle istituzioni. Particolare importanza assume la comunicazione dell'incertezza, intesa non come manifestazione di debolezza organizzativa, bensì come pratica di trasparenza che consente di distinguere tra informazioni accertate, scenari probabili e aspetti ancora oggetto di valutazione.

La crescente diffusione dei media digitali e delle piattaforme sociali ha trasformato profondamente l'ecosistema informativo delle emergenze, aumentando il rischio di frammentazione delle fonti, diffusione di notizie non verificate e interpretazioni contrastanti. In tale contesto, la realizzazione di hub informativi multicanale, accessibili attraverso numeri telefonici dedicati, servizi di messaggistica, piattaforme web e strumenti digitali interattivi, può costituire un'infrastruttura di riferimento per cittadini, turisti, operatori economici e mezzi di informazione, favorendo un accesso coordinato e continuo alle informazioni. Tale esigenza assume particolare rilevanza negli eventi che interessano aree transfrontaliere o che coinvolgono popolazioni appartenenti a sistemi amministrativi e linguistici differenti, dove la disponibilità di un punto unico di accesso alle informazioni può facilitare il coordinamento istituzionale e la diffusione di messaggi coerenti tra i diversi attori coinvolti.

Particolare rilevanza assume il caso dei territori a forte vocazione turistica, nei quali gli incendi boschivi possono generare effetti che si estendono oltre le aree direttamente coinvolte, incidendo sulla reputazione del territorio, sulla continuità delle attività economiche e sulle scelte di mobilità dei visitatori. In tale prospettiva, la comunicazione emerge come una risorsa fondamentale per rafforzare la resilienza delle comunità, sostenere il coordinamento istituzionale e promuovere una gestione efficace del rischio nelle emergenze ambientali contemporanee.

 

 


giovedì 3 settembre 2026

Debriefing- vademecum operativo

  

VADEMECUM OPERATIVO

Debriefing negli incendi boschivi

Perché farlo

Il debriefing serve a trasformare l'esperienza maturata durante l'intervento in conoscenza condivisa. Non ha lo scopo di individuare responsabilità personali, ma di comprendere cosa ha funzionato, cosa non ha funzionato e quali miglioramenti possano essere introdotti nelle operazioni future.

 

Quando farlo

1. Debriefing a caldo

Entro la conclusione dell'intervento

Durata consigliata: 10-15 minuti

Obiettivi:

·       fissare i fatti principali;

·       raccogliere le osservazioni immediate;

·       evitare la perdita di informazioni.

2. Debriefing strutturato

Entro pochi giorni dall'evento

Durata consigliata: 30-60 minuti

Obiettivi:

·       analizzare criticità e punti di forza;

·       individuare insegnamenti operativi;

·       definire eventuali azioni di miglioramento.

 

Chi partecipa

·       Direttore delle operazioni di spegnimento o responsabile dell'intervento.

·       Rappresentanti delle organizzazioni intervenute.

·       Operatori direttamente coinvolti.

·       Eventuali figure tecniche utili all'analisi.

 

Come condurlo

Regole fondamentali

1. Parlare dei fatti

·       cosa è successo;

·       quando è successo;

·       quali decisioni sono state prese.

2. Parlare dei processi

·       come è stata gestita la situazione;

·       quali informazioni erano disponibili;

·       quali vincoli erano presenti.

3. Non cercare colpevoli

·       evitare giudizi sulle persone;

·       concentrarsi sulle condizioni operative.

 

Domande guida

Cosa ha funzionato bene?

·       tattiche adottate;

·       coordinamento;

·       comunicazioni;

·       sicurezza.

Cosa non ha funzionato?

·       criticità operative;

·       problemi organizzativi;

·       difficoltà logistiche.

Perché è successo?

·       carenza di informazioni;

·       problemi di coordinamento;

·       limiti procedurali;

·       fattori ambientali.

Cosa fare diversamente la prossima volta?

·       procedure;

·       formazione;

·       attrezzature;

·       organizzazione.

 

Report di debriefing

Il report dovrebbe essere redatto entro pochi giorni dall'evento.

Contenuti minimi

1. Dati generali

·       data;

·       località;

·       denominazione dell'evento;

·       organizzazioni coinvolte.

2. Sintesi dell'intervento

·       andamento dell'incendio;

·       attività svolte;

·       esito.

3. Aspetti positivi

·       pratiche efficaci;

·       soluzioni adottate;

·       elementi da consolidare.

4. Criticità

·       problemi riscontrati;

·       effetti prodotti;

·       cause probabili.

5. Lezioni apprese

·       insegnamenti principali;

·       indicazioni operative.

6. Azioni proposte

·       modifiche procedurali;

·       esigenze formative;

·       proposte organizzative.

 

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Invio e diffusione

Il report dovrebbe essere trasmesso:

·       ai responsabili delle organizzazioni coinvolte;

·       ai referenti della formazione;

·       alle strutture che curano procedure e pianificazione;

·       agli archivi organizzativi destinati alla raccolta delle lezioni apprese.

L'obiettivo non è archiviare un documento, ma rendere le conoscenze acquisite disponibili per gli interventi successivi.

 

Regola finale

Se al termine del debriefing non esiste un report condiviso, l'apprendimento rimane nelle persone. Se esiste un report diffuso e consultabile, l'apprendimento entra nel sistema.

Da usare, e nel caso modificare, con flessibilità e orientamento allo scopo.