Fondamentalismo e democrazia
Dopo l’euforia, il risveglio
I fondamentalisti adottano, consapevolmente, una retorica volta a delegittimare le istituzioni democratiche. Alcuni, in particolare, espressione di grandi interessi economici o ideologici, si spingono fino a perseguire l'indebolimento, quando non la distruzione, dello Stato come luogo di mediazione tra interessi diversi e garante del bene comune.
I bersagli individuati sono, innanzitutto, tutti i contrappesi al potere politico centrale: la magistratura, le autorità indipendenti e gli organismi di controllo. Successivamente, nel mirino finiscono i mezzi di informazione indipendenti, i partiti e i movimenti considerati scomodi o non allineati.
La storia offre numerosi esempi di questo processo. Nell'Italia fascista il Parlamento fu progressivamente svuotato delle sue funzioni, fino a diventare un semplice strumento di ratifica delle decisioni del regime. Nella Germania degli anni Trenta, il Reichstag perse rapidamente ogni reale capacità di controllo sul governo. Più recentemente, diversi studiosi hanno indicato l'Ungheria come un caso di arretramento democratico, caratterizzato dall'indebolimento dei contrappesi istituzionali e da una crescente concentrazione del potere politico.
Tra le azioni più perniciose per una convivenza civile regolata dalle istituzioni, ritengo che quelle rivolte contro il parlamentarismo siano tra le più pericolose. Indebolire il Parlamento fino a renderlo, di fatto, inefficace, significa privare i cittadini della loro rappresentanza politica e concentrare il potere nelle mani dell'esecutivo. Anche la selezione dei parlamentari da parte delle segreterie dei partiti può essere vista come un passo in questa direzione, poiché tende a ridurre l'autonomia degli eletti rispetto ai vertici politici e ad accrescere la loro dipendenza da chi ne controlla la candidatura.
Vi è inoltre una corrente di pensiero che considera lo Stato un ostacolo da ridurre al minimo indispensabile. La critica all'inefficienza pubblica è legittima e spesso necessaria; diverso è il caso in cui essa si trasforma in una delegittimazione sistematica di ogni funzione pubblica e di ogni istituzione di garanzia. In quel momento il rischio non è soltanto avere meno Stato, ma avere meno democrazia e meno capacità collettiva di governare i problemi comuni.
A questa tendenza si accompagna talvolta un'apparente contraddizione: mentre si chiede uno Stato sempre più debole nelle sue funzioni di tutela dell'interesse generale, si invoca uno Stato forte nella definizione di ciò che è moralmente accettabile. Nasce così l'idea di una morale pubblica unica, che tende a considerare il pluralismo dei valori come un problema anziché come una ricchezza. Quando lo Stato pretende di indirizzare non soltanto i comportamenti, ma anche le coscienze, compaiono forme, più o meno esplicite, di "polizia morale". La democrazia liberale, al contrario, non impone una verità morale ufficiale: garantisce ai cittadini la libertà di vivere secondo le proprie convinzioni, nel rispetto delle leggi e dei diritti altrui.
La tecnica utilizzata dai fondamentalisti è spesso semplice e collaudata: presentarsi come vittime di poteri occulti, di élite, di complotti o di privilegiati e, una volta conquistato consenso, passare all'attacco delle istituzioni che limitano il loro potere. Il dissenso viene rappresentato come un tradimento, il pluralismo come una debolezza, il compromesso come una resa.
Spetta quindi a noi cittadini vigilare sul nostro futuro e su quello delle generazioni che verranno. Non dobbiamo lasciarci sedurre da slogan accattivanti, da semplificazioni estreme o da facili scorciatoie. La storia insegna che le grandi ubriacature collettive hanno spesso aperto la strada a stagioni di conflitto, di privazione delle libertà e di impoverimento civile. Dopo l'entusiasmo euforico delle masse arriva quasi sempre il tempo della realtà, e il risveglio può essere doloroso.
La difesa delle istituzioni democratiche non è una responsabilità delegabile. È un compito quotidiano che riguarda ciascuno di noi, perché la libertà, una volta perduta, è molto più difficile da riconquistare, di quanto non sia stato il mantenerla viva.
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