Il Carso come laboratorio per gli incendi del futuro
Dall'emergenza all’innovazione
Negli ultimi anni il Carso è diventato uno dei territori simbolo della nuova stagione degli incendi boschivi. Non si tratta soltanto di eventi più frequenti o più estesi. Sta cambiando la natura stessa del problema.
Cambiamenti climatici, lunghi periodi di siccità, accumulo di biomassa, abbandono delle aree agricole e forestali, crescita delle zone di interfaccia fra bosco e abitato, stanno creando scenari sempre più complessi. A tutto questo si aggiunge una crescente difficoltà, dovuta alla crisi fiscale, nel reperire risorse economiche e personale qualificato.
In poche parole: dobbiamo imparare a fare di più con meno.
Per questo motivo non è più sufficiente pensare agli incendi boschivi come a semplici emergenze da affrontare quando si manifestano. Anche perché gli incendi boschivi non sono emergenze ma un elemento caratteristico del territorio, con cui bisogna convivere. Occorre un cambiamento di paradigma: passare da una cultura dell'emergenza a una cultura della cura e presidio del territorio.
Il Carso potrebbe diventare il luogo ideale dove sviluppare questo nuovo approccio.
Da territorio vulnerabile a territorio che produce conoscenza
Di norma i territori colpiti dagli incendi vengono considerati soltanto come aree da difendere. Esiste però un'altra possibilità.
Le aree maggiormente esposte possono trasformarsi in laboratori permanenti dove si producono competenze, innovazione, organizzazione e conoscenza.
Il Carso possiede caratteristiche uniche: un’elevata esposizione al rischio incendio, una forte presenza di aree di interfaccia tra bosco e abitato, un contesto transfrontaliero, la presenza di numerosi soggetti istituzionali e un volontariato legato al territorio e fortemente professionalizzato, un’esperienza maturata in decenni di eventi di grande rilevanza.
Queste caratteristiche lo rendono un territorio ideale per studiare e sviluppare nuovi modelli di gestione del rischio.
Il significato della meta-governance
Gli incendi boschivi del futuro non sono né potranno essere affrontati da una singola organizzazione.
Corpo Forestale, volontari AIB, Vigili del Fuoco, Protezione Civile, amministrazioni locali, comunità territoriali, agricoltori, operatori economici e realtà transfrontaliere possiedono ciascuno molti frammenti delle competenze e delle risorse necessarie per affrontare questo fenomeno.
La sfida non consiste semplicemente nel coordinare questo patrimonio durante l'emergenza.
La sfida consiste nel costruire le condizioni affinché stabilmente ci sia una collaborazione proficua.
È qui che entra in gioco il concetto di meta-governance.
La meta-governance è la: “governance della governance”; non è la gestione diretta di un sistema, ma la definizione delle regole, dei meccanismi e dei principi con cui coordinare i diversi modi di governare (gerarchia, mercato, network) all’interno di un sistema complesso
Non significa creare un nuovo ente o un nuovo livello burocratico. Significa costruire: regole condivise, valori organizzativi comuni, linguaggi comuni, procedure condivise, strumenti compatibili, percorsi formativi integrati, sistemi di apprendimento collettivo.
In altre parole, significa governare la rete.
Una scuola del Carso
Uno dei primi ambiti di sviluppo potrebbe essere la formazione. Operare in ambiente montano è cosa diversa dall'operare sul Carso.
Le caratteristiche ambientali, il comportamento del fuoco, la disponibilità d'acqua, le modalità di accesso, la presenza di infrastrutture e insediamenti umani richiedono competenze specifiche.
Per questo sarebbe utile sviluppare una vera e propria Scuola antincendi boschivi del Carso dedicata a: volontari AIB, Direttori delle Operazioni di Spegnimento (DOS), personale forestale, Protezione Civile e Vigili del Fuoco.
Una struttura capace non solo di addestrare, ma anche di produrre conoscenza.
Ogni incendio deve insegnare qualcosa
In molti casi, terminata l'emergenza, si torna rapidamente alla normalità.
Eppure, ogni incendio ci insegna cose diverse, per cui rappresenta una straordinaria occasione di apprendimento per ciascuno e per il sistema organizzativo.
Per questo motivo il debriefing dovrebbe diventare parte integrante di ogni operazione.
È necessario analizzare: cosa ha funzionato, cosa non ha funzionato, quali criticità sono emerse, quali innovazioni si sono rivelate utili, quali modifiche organizzative sono necessarie.
Ogni incendio dovrebbe contribuire a migliorare la risposta al successivo, altrimenti si rischia l’effetto “giorno della marmotta” per il quale a ogni evento si parte senza far tesoro di quanto appreso precedentemente.
Un luogo di sperimentazione
Il Carso potrebbe diventare anche un ambiente permanente di sperimentazione.
Ad esempio, per: droni e nuove tecnologie, sistemi di comando e controllo, piattaforme digitali condivise, nuove metodologie operative, utilizzo del controfuoco, attrezzature che siano compatibili tra diverse organizzazioni, soluzioni logistiche avanzate.
L'innovazione non consiste nell'introdurre semplicemente strumenti nuovi, ma nell'integrarli efficacemente all'interno dei processi operativi.
Collaborazione oltre i confini
Gli incendi non si fermano ai confini amministrativi, la cooperazione con Slovenia e Croazia rappresenta una risorsa strategica.
Attraverso: esercitazioni congiunte, formazione comune, studio comparato degli eventi, condivisione di procedure, sperimentazione di modelli organizzativi.
Se riuscissimo a costruire un sistema di collaborazione stabile su scala transfrontaliera, il Carso potrebbe diventare un punto di riferimento per l'intera area dell'Alto Adriatico.
Un esempio che potrebbe essere concreto:
L'aeroporto di Prosecco come hub antincendio
In questa prospettiva l'aeroporto di Prosecco potrebbe svolgere un ruolo fondamentale.
Potrebbe diventare: hub logistico antincendio boschivo, punto di raccolta e mobilitazione delle squadre, area per il personale in disponibilità operativa, sede della Scuola antincendi boschivi del Carso, centro di addestramento ed esercitazione, polo tecnologico per droni e osservazione del territorio.
Una struttura capace di integrare operatività, formazione, studio e innovazione.
Costruire resilienza
La resilienza non nasce il giorno in cui si sviluppa un incendio.
Nasce molto prima.
Nasce nella manutenzione del territorio, nella formazione degli operatori, nella pianificazione, nella cooperazione tra istituzioni, nella partecipazione delle comunità locali e nella capacità di apprendere dall'esperienza.
Il Carso continuerà probabilmente a essere uno dei territori più esposti agli incendi boschivi.
Proprio per questo potrebbe diventare anche uno dei luoghi più avanzati nello sviluppo delle competenze necessarie ad affrontarli.
Non soltanto un territorio da proteggere.
Ma un laboratorio permanente di resilienza, innovazione e cooperazione, capace di trasformare una vulnerabilità in una risorsa per l'intera comunità.
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