venerdì 3 luglio 2026

Il Lupo della Steppa

 



Tutti d’accordo, dentro?

Almeno in apparenza

 

 

“C’era una volta un tale di nome Harry, detto il
‘lupo della steppa’. Camminava con due gambe,
portava abiti ed era un uomo, ma, a rigore, era
un lupo.”

Hermann Hesse, Il lupo della steppa

 

Harry Haller sta per entrare in un luogo in cui le cose smettono di essere una cosa sola.

Non c’è più distinzione netta tra alto e basso, tra luce e ombra.

Non c’è più il conforto di dirsi “sì, io sono questo”.

C’è solo uno spazio in cui tutto si moltiplica.

Davanti allo specchio, qualcosa cede.

“Mi presentò uno specchio e vidi che l’umanità nella mia persona si scindeva in numerosi io […]”, ora non è più uno, anzi, non lo è mai stato. Solo figure che si muovono, si sovrappongono, si contraddicono. Parti che non si parlano, altre che si negano, eppure sono tutte lì.

Il “teatro magico”, lo chiamano.

L’ingresso è riservato “soltanto per pazzi”.

“Prezzo d’ingresso: il cervello”.

Forse perché vedere davvero è questo; non trovare unità, ma accogliere ciò che rifiutiamo, ciò che non riconosciamo come nostro.

Non c’è un altro, c’è molto più di uno.

Siamo pronti a guardarci?

E continuare, pensando di essere uno.

 


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