Alessandro Stanziani: istituzioni, informazione e autorità effettiva nel caso russo (1861-1930)
Introduzione
Nell'articolo "Istituzioni, informazione e crescita economica: il caso russo, 1861-1930", pubblicato sulla Rivista di Storia Economica nel 1999, Alessandro Stanziani* analizza il rapporto tra organizzazione amministrativa, produzione delle informazioni e sviluppo economico nella Russia zarista e sovietica. L'autore mette in discussione le interpretazioni che attribuiscono il successo o il fallimento dei sistemi politico-economici esclusivamente: al mercato, allo Stato o all'ideologia, mostrando, invece, l'importanza dei processi attraverso cui le informazioni economiche e sociali vengono raccolte, interpretate e utilizzate dalle istituzioni per orientare le decisioni pubbliche e l'azione di governo.
L'idea centrale
La tesi centrale dell'articolo è che l'espansione dell'apparato amministrativo e la moltiplicazione delle informazioni non garantiscono, di per sé, una maggiore capacità di governo. Quando le informazioni vengono filtrate e modificate, a seguito di conflitti burocratici, interessi di potere, meccanismi difensivi, differenze culturali e rigide gerarchie organizzative, l'autorità formale può crescere ma diminuisce l'autorità effettiva e la capacità di incidere sulla realtà.
In questa prospettiva, il problema non è la scarsità di informazioni, ma la modalità della loro: produzione, raccolta, selezione circolazione, interpretazione e utilizzazione.
1. Il caso dell'Impero russo
Nella seconda metà dell'Ottocento l'Impero russo sviluppa una macchina amministrativa sempre più vasta: ministeri, uffici statistici, organismi locali e strutture di controllo, producono una crescente quantità di dati sull'economia e sulla società.
Tuttavia, l'amministrazione è attraversata da profonde divisioni:
- conflitti tra dirigenti e specialisti;
- rivalità tra ministeri;
- difficoltà nella trasmissione delle informazioni tra centro e periferia;
- criteri differenti e concorrenti di raccolta e interpretazione dei dati.
Le informazioni si moltiplicano, ma non si integrano in un quadro coerente. Durante la Prima guerra mondiale questa frammentazione diventa decisiva; l'apparato statale non riesce a coordinare approvvigionamenti, trasporti e risorse strategiche. L'autorità formale rimane ampia, ma non riesce a governare la situazione, per cui si rivela inefficace e contribuisce a creare quella paralisi che precede il crollo del regime nel 1917.
2. Il caso sovietico
I bolscevichi ereditano questa situazione e cercano di risolverla attraverso la centralizzazione amministrativa e la pianificazione. Lo Stato sovietico amplia ulteriormente il controllo sull'economia e rafforza gli strumenti statistici e burocratici.
Secondo Stanziani, però, molti problemi permangono:
- gli organismi continuano a sovrapporsi;
- le informazioni circolano in modo confuso;
- gli specialisti vengono progressivamente emarginati e sostituiti da funzionari di partito;
- i dati sono poco realistici e sempre più subordinati alle esigenze politiche.
Ne deriva un apparato capace di accumulare enormi quantità di informazioni, ma meno capace di comprenderle e comprendere la realtà economica e sociale che dovrebbe governare. Quando, lo stato dei fatti non corrisponde alle aspettative ideologiche, il sistema tende a punire o sostituire, le persone ritenute responsabili di quelle incongruenze, con altre ritenute più “fedeli”, o correggere i dati non ritenuti coerenti con i valori conclamati da regime, invece di modificare le politiche economiche alla luce delle evidenze.
Considerazioni: Crozier e l'autorità effettiva
Le analisi di Stanziani possono essere lette efficacemente attraverso Michel Crozier.
Per Crozier il potere non deriva soltanto dalla posizione gerarchica, ma, soprattutto, dal controllo delle zone di incertezza, cioè di quelle informazioni, competenze e conoscenze salienti per il potere stesso.
Nel caso dell'Impero russo, ministeri, amministrazioni locali, statistici e funzionari controllano segmenti diversi dell'informazione. Nel caso sovietico, il partito tenta di eliminare tali margini di autonomia, mediante la centralizzazione. Tuttavia, l'incertezza non scompare; si sposta all'interno degli apparati, nelle periferie amministrative e nei meccanismi di produzione delle informazioni.
Da questo punto di vista emerge una distinzione profonda fra:
- l’autorità formale: il potere attribuito dalle gerarchie e dalle norme;
e
- l’autorità effettiva: la capacità reale di conoscere, coordinare e orientare i comportamenti.
Crozier sottolinea che nessuna organizzazione può eliminare completamente le zone di incertezza. In questo caso, l’organizzazione sembra aver cercato di ridurre o di occultare tali zone di incertezza attraverso controlli sempre più rigidi, accrescendo il proprio potere formale, ma riducendo la capacità effettiva di comprendere ciò che stava accadendo.
Conclusioni: attualità del caso
L'analisi di Stanziani conserva una notevole attualità. Molte organizzazioni contemporanee, pubbliche e private, dispongono di grandi quantità di dati, procedure e sistemi di controllo. Ciò non significa necessariamente una migliore comprensione della realtà.
Il caso dell’Impero russo e Sovietico mostra che una struttura può apparire potente e razionale, nel mentre sta progressivamente perdendo contatto con i processi che dovrebbe governare.
L’analisi di Stanziani ci suggerisce che uno dei problemi per le organizzazioni non è, solamente, la mancanza di informazioni, ma l'incapacità di riconoscere i limiti delle proprie rappresentazioni della realtà.
La crisi emerge quando la distanza tra rappresentazione e realtà diventa insostenibile. In questa prospettiva acquista significato anche il richiamo di Edgar Schein: i miti e gli assunti organizzativi che garantiscono coesione e identità possono diventare così potenti da impedire di vedere le contraddizioni emergenti. Spesso è soltanto nella crisi che diventa evidente quanto la realtà si sia allontanata dalle rappresentazioni condivise dell'organizzazione.
*Nota sull'autore. Alessandro Stanziani è uno storico dell'economia che ha dedicato numerosi studi alla Russia zarista e sovietica, con particolare attenzione al rapporto tra istituzioni, informazione, amministrazione e sviluppo economico.
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