venerdì 26 giugno 2026

Il sogno di Oblomov

Oblomov non inventa solo un rifugio, ma una lente deformante: a Oblòmovka il reale viene piegato al bisogno di credere, e il dubbio diventa colpa. Non è pigrizia, è rinuncia critica: si abdica al pensiero per abitare un mondo più semplice, dove tutto è già deciso. E questo mondo non è lontano, ritorna ogni volta che scegliamo la comoda illusione al posto della complessità, quando la paura vale più della verifica. Così il sogno si fa regola e la realtà una favola da non contraddire, ma a prezzo della libertà di capire.

“Ad Oblòmovka credevano a tutto: e ai morti e agli spiriti. Se qualcuno raccontava loro che un covone di fieno era andato a passeggiare pel campo, nessuno rifletteva, tutti credevano, se qualcuno avesse sparsa la voce che il montone non era un montone, ma un’altra cosa, o che Marfa o Stepanida era una strega, essi avrebbero avuto paura anche del montone e di Marfa: non veniva loro neppure in mente di domandare perché il montone non era un montone e Marfa era diventata una strega, e si sarebbero scagliati anche contro chi avesse osato dubitarne, tanto forte era ad Oblòmovka la fede nel meraviglioso!”

Dal romanzo “Oblomov” di Ivan Gončarov

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