martedì 11 agosto 2026

La soppressione del Corpo Forestale dello Stato e le conseguenze sul sistema italiano di lotta agli incendi boschivi

 La soppressione del Corpo Forestale dello Stato e le conseguenze sul sistema italiano di lotta agli incendi boschivi

Introduzione

Negli ultimi anni il sistema italiano di lotta agli incendi boschivi è stato interessato da profonde trasformazioni organizzative. Tali cambiamenti si sono sviluppati parallelamente all'aggravarsi delle condizioni climatiche che favoriscono l'innesco e la propagazione degli incendi e in un contesto caratterizzato da una crescente scarsità di risorse finanziarie e umane disponibili per le amministrazioni pubbliche.

Tra le modifiche più rilevanti vi è stata certamente la soppressione del Corpo Forestale dello Stato (CFS), avvenuta il 1° gennaio 2017 nell'ambito della cosiddetta "riforma Madia". Le competenze e il personale del Corpo sono stati distribuiti principalmente nell'Arma dei Carabinieri, mentre altre funzioni sono state trasferite ai Vigili del Fuoco e ad altre amministrazioni.

La riforma è stata giustificata con esigenze di razionalizzazione e riduzione delle sovrapposizioni organizzative. Tuttavia, a distanza di anni, appare opportuno interrogarsi sulle conseguenze che la scomparsa di un'organizzazione altamente specializzata possa aver avuto nel settore della prevenzione e dello spegnimento degli incendi boschivi.

Gli incendi boschivi come sistema socio-tecnico complesso

La gestione degli incendi boschivi non può essere ridotta alla sola disponibilità di mezzi aerei, personale operativo o risorse economiche. Essa rappresenta un sistema socio-tecnico complesso, nel quale interagiscono conoscenze scientifiche, competenze professionali, esperienza operativa, procedure organizzative, reti relazionali e culture professionali consolidate.

In questo contesto il Corpo Forestale dello Stato aveva sviluppato nel corso di oltre un secolo un patrimonio specialistico difficilmente quantificabile. Tale patrimonio comprendeva competenze sulla selvicoltura, sull'ecologia del fuoco, sulla pianificazione forestale, sulla conoscenza del territorio, sulle tecniche di previsione del comportamento degli incendi e sulla loro investigazione.

Questi elementi non erano semplicemente posseduti dai singoli operatori, ma erano incorporati nelle pratiche quotidiane, nelle procedure operative e nelle relazioni professionali consolidate nel tempo.

La dispersione delle competenze e delle comunità di pratica

Uno degli aspetti più significativi della soppressione del CFS riguarda la possibile dispersione di quello che la letteratura organizzativa definisce "capitale cognitivo" o "conoscenza tacita".

Molte delle competenze necessarie nella gestione degli incendi boschivi non sono infatti facilmente trasferibili attraverso corsi di formazione o manuali operativi. Esse si costruiscono attraverso anni di esperienza sul campo e mediante la partecipazione a comunità professionali nelle quali si condividono linguaggi, interpretazioni e modalità di intervento.

Lo scioglimento del Corpo Forestale dello Stato ha inevitabilmente frammentato tali comunità professionali. Il personale è stato distribuito tra amministrazioni differenti, caratterizzate da missioni istituzionali, culture organizzative e priorità operative diverse.

Pur mantenendo elevatissimi livelli di professionalità, le organizzazioni riceventi hanno inevitabilmente interpretato le competenze forestali attraverso i propri modelli organizzativi. Ciò può aver determinato una perdita parziale di quella specializzazione che costituiva una delle caratteristiche distintive del CFS.

Il ruolo dei Vigili del Fuoco

In numerose regioni i Vigili del Fuoco hanno assunto un ruolo sempre più centrale nella lotta attiva agli incendi boschivi.

I Vigili del Fuoco rappresentano una struttura altamente efficiente nella gestione delle emergenze e possiedono competenze tecniche di primissimo livello. Tuttavia, la loro tradizionale missione istituzionale è orientata prevalentemente al soccorso tecnico urgente e alla protezione delle persone e delle infrastrutture.

L'incendio boschivo presenta invece peculiarità che richiedono anche una profonda conoscenza degli ecosistemi forestali, dell'uso del fuoco in ambiente naturale e delle dinamiche di propagazione nel territorio rurale e montano.

La sfida, pertanto, non consiste nel valutare quale organizzazione sia migliore dell'altra, ma nel comprendere se il sistema abbia conservato integralmente il patrimonio di competenze specialistiche precedentemente concentrato nel Corpo Forestale dello Stato.

Un controfattuale plausibile

Naturalmente sarebbe improprio attribuire alla sola soppressione del CFS eventuali criticità del sistema attuale. Gli incendi boschivi stanno diventando più frequenti e intensi in tutta l'area mediterranea a causa dell'aumento delle temperature, della riduzione dell'umidità dei combustibili vegetali e dell'abbandono di molte aree rurali.

Tuttavia, è possibile formulare una considerazione controfattuale ragionevole: a parità di condizioni climatiche, territoriali ed economiche, la presenza di un corpo nazionale interamente dedicato alle problematiche forestali avrebbe potuto contribuire a una maggiore efficacia nella prevenzione e nella gestione degli incendi boschivi.

Questa ipotesi non si fonda sulla superiorità di singoli operatori o amministrazioni, ma sul valore strategico dell'accumulazione di competenze specialistiche, della continuità organizzativa e della permanenza di comunità professionali dedicate.

Conclusioni

La soppressione del Corpo Forestale dello Stato rappresenta uno degli eventi organizzativi più significativi nella storia recente dell'amministrazione ambientale italiana. A quasi un decennio dalla riforma, appare legittimo interrogarsi non soltanto sugli effetti economici o organizzativi prodotti, ma anche sulle conseguenze meno visibili legate alla dispersione di competenze, esperienze e reti professionali.

Gli incendi boschivi del XXI secolo richiedono organizzazioni capaci di integrare mezzi tecnologici avanzati, capacità operative e profonda conoscenza degli ecosistemi forestali. In questa prospettiva, il principale insegnamento della vicenda del CFS potrebbe essere che, nelle amministrazioni pubbliche, il patrimonio più prezioso non è costituito esclusivamente dalle strutture o dalle dotazioni, ma dalle comunità di conoscenza che si formano nel tempo e che difficilmente possono essere ricostruite una volta disperse.

 


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