Siamo all’incrocio di due curve che viaggiano in direzioni opposte: da un lato la crisi fiscale, che taglia risorse, personale e capacità operative; dall’altro la crisi climatica, che spinge verso l’alto la potenza degli incendi. Una morsa che costringe il sistema a fare sempre di più con sempre di meno. Ed è qui, in questa landa desolata, che la macchina antincendio mostra tutte le sue crepe.
Negli ultimi anni, infatti, il sistema è cambiato senza una visione strategica. Riforme, accorpamenti, competenze ridisegnate in corsa hanno generato un decadimento del sistema lento ma costante. La rete che, per gli incendi boschivi, raggruppa: protezione civile, forestali, vigili del fuoco e volontari, oggi è più fragile. Non è solo una questione di risorse economiche: è un problema di relazioni, comunicazione, memoria di sistema.
La soppressione del Corpo Forestale dello Stato nel 2017 è stata un punto di non ritorno. Per decenni il C.F.S. era stato una sorta di spina dorsale tecnica del Paese. Lo scioglimento ha lasciato un vuoto che nessuno ha davvero colmato. Alcune regioni hanno ridistribuito competenze ai Vigili del Fuoco, altre hanno navigato a vista, con responsabilità che si sovrappongono o si perdono nei corridoi della burocrazia. Una trasformazione enorme, un grande viaggio, ma senza una mappa, senza una bussola, senza una rotta.
In Friuli Venezia Giulia, intanto, venivano soppresse le Province. Alla Regione sono arrivate nuove competenze già gestite con affanno come, ad esempio, la gestione faunistica. Queste hanno inevitabilmente spostato energie e priorità. Il Corpo Forestale Regionale, già in difficoltà numerica, ha dovuto fare spazio a tutto questo sottraendo tempo e risorse, in particolare al presidio del territorio e alla lotta agli incendi boschivi. Il risultato è stato l’indebolimento generale dell’azione amministrativa. Un esempio di come le riforme istituzionali, se fatte senza visione, e senza essere guidate, possano generare effetti collaterali pesanti.
A questo è da aggiungere la questione del personale. Gli organici invecchiano, il ricambio è lento, e quando arriva il più delle volte non c’è tempo per un vero passaggio di consegne. Risultato: si perde esperienza, si perdono relazioni, si perde quella continuità che in un’emergenza può fare, e in genere fa la differenza tra contenere un incendio o lasciarlo correre.
Ma il punto più critico non è tecnico, è culturale. Le organizzazioni che dovrebbero collaborare sempre più spesso lavorano come fossero in dei silos, ognuna chiusa nel proprio perimetro burocratico. Meno dialogo, più procedure. Meno condivisione, più compartimenti stagni. E quando manca il coordinamento, anche i dettagli più piccoli, tradiscono il sistema: manichette che non si agganciano tra loro, sistemi di comunicazione e sistemi di comunicazione non condivisi. Sono simboli drammatici di un sistema franato, carico di concrezioni e ruggine.
Sul campo, tutto questo pesa. Pesa quando un mezzo di un’agenzia ostruisce la viabilità impedendo impedisce l’accesso ad altri. Pesa quando un’agenzia non sa dove e come operano le altre. Pesa quando ci sono ritardi nell’attivazione dei soccorsi, quando la logistica è improvvisata, quando la catena di comando sul singolo evento non è unica ma si moltiplica in più catene che si sovrappongono. Pesa, in maniera significativa, quando il Direttore delle Operazioni di Spegnimento, che dovrebbe essere la fonte delle tattiche e della strategia, non è supportato e riconosciuto.
Gli incendi dell’estate 2022 sono stati la cartina di tornasole di un sistema frammentato non riesce a reggere, o a reggere bene a eventi sempre più estremi.
Per uscire da questa spirale non bastano solamente più mezzi e fondi.
Serve ricostruire una cultura comune: standard unici, formazione condivisa, fiducia reciproca, interoperabilità reale, una catena di responsabilità chiara e rispettata. È necessario riprendere a ragionare come un sistema unico, non come una somma di sigle.
Perché le fiamme non aspettano che le istituzioni si mettano d’accordo.
Bruciano.
E basta.
Trieste; 6 marzio 2026
Lucio Ulian
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