Questo referendum, nella fase della campagna elettorale, è stato l’apoteosi del “Lui è peggio di me”, titolo di un vecchio film, tornato — ahimè — attuale in innumerevoli dibattiti politici. Una doccia fredda ha, per un attimo, fermato una deriva che stava portando la discussione politica dalla dialettica, anche dura, sul merito, agli urli sguaiati volti a irretire e a tentare di racimolare qualche consenso. Falsità, ipocrisia, comunicazione insidiosa, realtà parziale, urla e maleducazione l’hanno fatta da padrone.
La caccia esasperata al consenso, finalizzata ad accaparrarsi fette di potere politico, rischia di frantumare il fondamento che permette a tutte le forze che competono per questo potere di accettare regole comuni. In poche parole: la Costituzione, il patto che unisce il Paese. Sono convinto che questa deriva danneggi noi cittadini: ogni attacco profondo al patto democratico comprime le nostre libertà e indebolisce il vivere civile.
A pochi giorni dall’esito referendario, sento che nuovamente tornano a farsi sentire urla sguaiate. Noi semplici cittadini abbiamo comunque qualche arma: ascoltare, vagliare, verificare, ragionare. E non farci trascinare dai propagandisti o dai mestatori di turno.
In fondo, le scelte politiche determinano il nostro futuro, che è cosa ben diversa dall’acquisto di uno spazzolino da denti.
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