sabato 28 marzo 2026

L’Origine e la Fine

 

Ombre
si muovono
in cerca
del sole.

Ombre
vagano
verso
la fonte
dell’essere.

Ombre
superano
il corpo
che le ha
generate,
per scomparire
nella
luce.

Vento

 Il vento degli anni,

lento,
inesorabile,
prosciuga
i sogni.

Un soffio
continuo
porta via,
senza posa,
granelli
di forza.

Rimangono
foglie secche
sedimentate
sotto
l’albero
della vita.

venerdì 27 marzo 2026

Passeggiando a Gorizia


calpesto
le mie radici –
mi si stringe
il cuore.

Vedo immagini
che
si perdono
nell’aria.

Fiocchi di neve

 Fiocchi

di
neve,
come
proiettili
sul
mio
volto.

Ricordi
improvvisi
turbano
il
quieto
inverno.

Cumuli
bianchi
rendono
faticoso
il
lento
cammino.

Sole,
ormai
tenue,
scioglierai
i
freddi
crucci?

Proseguo
indifferente,
sorrido
a
una
foglia
che
cade
con
un’ultima
giostra
di
colore.

giovedì 26 marzo 2026

Il Referendum e lo spazzolino da denti

 Questo referendum, nella fase della campagna elettorale, è stato l’apoteosi del “Lui è peggio di me”, titolo di un vecchio film, tornato — ahimè — attuale in innumerevoli dibattiti politici. Una doccia fredda ha, per un attimo, fermato una deriva che stava portando la discussione politica dalla dialettica, anche dura, sul merito, agli urli sguaiati volti a irretire e a tentare di racimolare qualche consenso. Falsità, ipocrisia, comunicazione insidiosa, realtà parziale, urla e maleducazione l’hanno fatta da padrone.

La caccia esasperata al consenso, finalizzata ad accaparrarsi fette di potere politico, rischia di frantumare il fondamento che permette a tutte le forze che competono per questo potere di accettare regole comuni. In poche parole: la Costituzione, il patto che unisce il Paese. Sono convinto che questa deriva danneggi noi cittadini: ogni attacco profondo al patto democratico comprime le nostre libertà e indebolisce il vivere civile.

A pochi giorni dall’esito referendario, sento che nuovamente tornano a farsi sentire urla sguaiate. Noi semplici cittadini abbiamo comunque qualche arma: ascoltare, vagliare, verificare, ragionare. E non farci trascinare dai propagandisti o dai mestatori di turno.

In fondo, le scelte politiche determinano il nostro futuro, che è cosa ben diversa dall’acquisto di uno spazzolino da denti.

sabato 21 marzo 2026

Origini

 Origini

Affondo
i piedi
nella
nuda
terra.

Ora –
confuso
con
la materia
che
mi ha generato –
sento
radici profonde
che
attingono la vita
dal mistero eterno.

L’energia
fluisce
in me,
per tornare
al principio.

L’eterno cerchio
si
chiude.


La Tua Storia

 La

tua
storia
già scritta
sul
volto.

Sogni,
speranze
affogate
fra rughe
che più
non nascondi.

Luce
degli
occhi
affogata
nelle
lacrime.

Sguardo,
ora
immobile,
attende
la fine,
ormai
prossima,
che
non vuol
vedere.


domenica 15 marzo 2026

Bandiera Rossa

 Ammainata

nei

nostri

cuori.

Come
una foglia
d’autunno –
giaci
fra
ricordi
indistinti.

Forse qualcuno
ti brucerà,
dimenticata
fra indistinto
pattume.

Forse
in molti
già sei
nutrimento
per il seme
della
speranza.

In me rimani
nel fuoco
di uno spirito
mai domato.

sabato 14 marzo 2026

Fantasmi



Sorgono
improvvise
immagini vaghe:
richiami
di pensieri nascosti.

Paure inconfessate
rendono fragile
l’illusione del reale.

Guardo il selciato:
era di pietra.
Ora vedo fantasmi
riflessi nell’acqua.

Vago
senza sosta.
La pioggia incessante
gela le ossa.

Tenero,
l’abbraccio dell’incertezza
che mi accompagna.

Automi

 

Vortici
di
immagini
inghiottono
i sogni.

Brandelli
di vite
macinati,
ingurgitati
nell’ora
della cena.

Sensi
fiaccati
dalla scatola
delle
illusioni.

Farfalle
ora
larve
informi,
travolte
dal divenire.

Attimo

 una farfalla

su un fiore –

vicina –

immobile –

allungherò la mano?

La prenderò?

Mi fermo –

guardo –

in estasi –

l’attimo.


venerdì 6 marzo 2026

Metamorfosi istituzionali e incendi boschivi.

 Siamo all’incrocio di due curve che viaggiano in direzioni opposte: da un lato la crisi fiscale, che taglia risorse, personale e capacità operative; dall’altro la crisi climatica, che spinge verso l’alto la potenza degli incendi. Una morsa che costringe il sistema a fare sempre di più con sempre di meno. Ed è qui, in questa landa desolata, che la macchina antincendio mostra tutte le sue crepe.

Negli ultimi anni, infatti, il sistema è cambiato senza una visione strategica. Riforme, accorpamenti, competenze ridisegnate in corsa hanno generato un decadimento del sistema lento ma costante. La rete che, per gli incendi boschivi, raggruppa: protezione civile, forestali, vigili del fuoco e volontari, oggi è più fragile. Non è solo una questione di risorse economiche: è un problema di relazioni, comunicazione, memoria di sistema.

La soppressione del Corpo Forestale dello Stato nel 2017 è stata un punto di non ritorno. Per decenni il C.F.S. era stato una sorta di spina dorsale tecnica del Paese. Lo scioglimento ha lasciato un vuoto che nessuno ha davvero colmato. Alcune regioni hanno ridistribuito competenze ai Vigili del Fuoco, altre hanno navigato a vista, con responsabilità che si sovrappongono o si perdono nei corridoi della burocrazia. Una trasformazione enorme, un grande viaggio, ma senza una mappa, senza una bussola, senza una rotta.

In Friuli Venezia Giulia, intanto, venivano soppresse le Province. Alla Regione sono arrivate nuove competenze già gestite con affanno come, ad esempio, la gestione faunistica. Queste hanno inevitabilmente spostato energie e priorità. Il Corpo Forestale Regionale, già in difficoltà numerica, ha dovuto fare spazio a tutto questo sottraendo tempo e risorse, in particolare al presidio del territorio e alla lotta agli incendi boschivi. Il risultato è stato l’indebolimento generale dell’azione amministrativa. Un esempio di come le riforme istituzionali, se fatte senza visione, e senza essere guidate, possano generare effetti collaterali pesanti.

A questo è da aggiungere la questione del personale. Gli organici invecchiano, il ricambio è lento, e quando arriva il più delle volte non c’è tempo per un vero passaggio di consegne. Risultato: si perde esperienza, si perdono relazioni, si perde quella continuità che in un’emergenza può fare, e in genere fa la differenza tra contenere un incendio o lasciarlo correre.

Ma il punto più critico non è tecnico, è culturale. Le organizzazioni che dovrebbero collaborare sempre più spesso lavorano come fossero in dei silos, ognuna chiusa nel proprio perimetro burocratico. Meno dialogo, più procedure. Meno condivisione, più compartimenti stagni. E quando manca il coordinamento, anche i dettagli più piccoli, tradiscono il sistema: manichette che non si agganciano tra loro, sistemi di comunicazione e sistemi di comunicazione non condivisi. Sono simboli drammatici di un sistema franato, carico di concrezioni e ruggine.

Sul campo, tutto questo pesa. Pesa quando un mezzo di un’agenzia ostruisce la viabilità impedendo impedisce l’accesso ad altri. Pesa quando un’agenzia non sa dove e come operano le altre. Pesa quando ci sono ritardi nell’attivazione dei soccorsi, quando la logistica è improvvisata, quando la catena di comando sul singolo evento non è unica ma si moltiplica in più catene che si sovrappongono. Pesa, in maniera significativa, quando il Direttore delle Operazioni di Spegnimento, che dovrebbe essere la fonte delle tattiche e della strategia, non è supportato e riconosciuto.

Gli incendi dell’estate 2022 sono stati la cartina di tornasole di un sistema frammentato non riesce a reggere, o a reggere bene a eventi sempre più estremi.

Per uscire da questa spirale non bastano solamente più mezzi e fondi.

Serve ricostruire una cultura comune: standard unici, formazione condivisa, fiducia reciproca, interoperabilità reale, una catena di responsabilità chiara e rispettata. È necessario riprendere a ragionare come un sistema unico, non come una somma di sigle.

Perché le fiamme non aspettano che le istituzioni si mettano d’accordo.

Bruciano.

E basta.

 

Trieste; 6 marzio 2026

                                                                                                                                              Lucio Ulian

 


domenica 1 marzo 2026

STRESS OPERATIVO: la sfida invisibile nelle emergenze


    Quando pensiamo alle emergenze, immaginiamo subito mezzi, tecnologie e strategie. Ma chi ha vissuto, attivamente, un incendio, una calamità o una crisi territoriale sa che c’è sempre un elemento, spesso latente e il più delle volte disconosciuto: gestire lo stress, proprio e degli altri.

    Lo stress nasce quando si accumulano pressioni, responsabilità, incognite e paure. Chi guida deve prendere decisioni rapide, spesso con poche risorse e molta incertezza. La paura di non essere all’altezza può far perdere lucidità e portare a comportamenti che hanno ripercussioni negative su tutto il teatro delle operazioni.

    In questi momenti, il comportamento del leader conta moltissimo. Se chi guida mantiene calma e chiarezza, la squadra lavora meglio. Se trasmette insicurezza, o peggio, panico, il rischio di errori aumenta. Il cosiddetto “effetto specchio” fa sì che il gruppo rifletta automaticamente l’atteggiamento del responsabile.

    Sappiamo che, nei gruppi, emozioni e comportamenti si diffondono rapidamente. Il contagio emotivo è potente e spesso invisibile: basta un gesto, una parola, uno sguardo per cambiare il clima operativo. Se il leader, travolto dalle emozioni e dallo stato di agitazione, entra in fibrillazione, questa si diffonderà tra coloro che operano; se invece trasmette razionalità e sicurezza, il gruppo sarà più orientato alla razionalità e ai risultati.

    Spesso le conseguenze sono così profonde da trasformare un’organizzazione che affronta una crisi in un’organizzazione in crisi.

    Lo stress operativo riguarda sia il singolo che il gruppo. Bisogna, quindi, formare i leader non solo sulle tecniche, ma anche sulla gestione delle emozioni e sulla capacità di affrontare l’incertezza. È altrettanto importante che tutti coloro che operano in una emergenza siano formati e consapevoli delle dinamiche dello stress operativo. La consapevolezza diffusa è la miglior difesa dalla crisi organizzativa creata dallo stress.

    È necessario inoltre costruire, nel tempo, un contesto organizzativo adeguato. Innanzitutto, dal punto di vista logistico, con un campo base comodo e vivibile, strutturato e attrezzato adeguatamente, tecnologie adeguate come, ad esempio, un sistema di comunicazione efficiente ed efficace, una cartografia condivisa. A questo vanno aggiunte turnazioni adeguate, per limitare la fatica, una delle fonti dello stress. Questo va unito a un sistema di regole e norme semplici, chiare e condivise, ruoli trasparenti e riconosciuti, responsabilità definite, procedure e linguaggi comuni. Ma, forse, la cosa di cui non si può fare a meno è il clima organizzativo: un’atmosfera sana, costituita dalla fiducia reciproca e dalla condivisione.

    La preparazione e la consapevolezza sono buoni rimedi per mitigare lo stress operativo. Queste, unite a un buon setting organizzativo, ci restituiscono organizzazioni più resilienti ed efficaci. 

    Un punto comune di formazione per tutte le agenzie interessate alle singole emergenze, o meglio, una scuola di formazione comune, esercitazioni comuni, la definizione condivisa di strategie, procedure, linguaggi, tecniche e strumentazioni. In poche parole, pensare a un’agenzia che si occupi della meta-governance. Sono strumenti potenti che possono portare immensi benefici a tutte le reti che operano nelle emergenze.

    Non basta essere bravi nell’operare tecnicamente in scenari critici: bisogna essere consapevoli, attenti e capaci di dare valore all’esperienza collettiva. Con la consapevolezza, la razionalità orientata al risultato e i conseguenti comportamenti virtuosi, il contagio, da minaccia, può diventare opportunità.