sabato 15 luglio 2017

Il demagogo e l'adulatore





       Presumibilmente è solamente una conseguenza dei tempi, la ricerca dell'individualismo esasperato ci ha portato a perderci nella massa, una massa di individui soli con gli stessi gusti, con i stessi valori. A questo non si sottraggono i mass media, occupati a vendere o a compiacere chi esercita il potere su di essi, riempiendo la pancia del Popolo di individui vuotata dalla paura di un futuro incerto, con cibo adatto a nutrire gli istinti primordiali. 
         Un Dio ci salverà? Chissà se la salvezza risiede in noi stessi, chissà se diventeremo eroi civili, spezzando le lenti del pensiero unico e banale, e inizieremo a comportarci come individui che per vivere hanno bisogno della comunità e dell'altro che c'è in noi e, d'altro canto, come comunità che prosperano se composte da individui liberi.

         Forse anche questa è solo un ammasso di parole dettate dalla ricerca del capo di un filo troppo aggrovigliato, nell'attesa di dipanare la matassa propongo la lettura di questo passo: “[...] nella somiglianza e nell'analogia tra il demagogo e l'adulatore. Entrambi infatti hanno una grande potenza presso i loro padroni, gli adulatori presso i tiranni e i demagoghi presso il popolo che abbia questa posizione nella città. La causa di ciò risiede nel fatto che i decreti e non le leggi sono sovrani, in quanto tutto viene portato dinanzi al popolo; e costoro possono diventare potenti perché il popolo è padrone di tutto ed essi sono padroni dell'opinione del popolo, che li obbedisce. Inoltre coloro che accusano i magistrati dicono che il popolo deve giudicare e questo accoglie volentieri l'invito, sicché vanno a pezzi tutte le istituzioni politiche."

Aristotele, “Politica”, BUR 2008, p. 341.

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