venerdì 6 ottobre 2017
Solitudine
Ritengo, che nella politica, ci sia una profonda differenza fra il rappresentare qualcuno facendo parte di una comunità con la quale costruire assieme e rappresentare sé stessi e il propio ego.
La stessa persona con tutte le proprie qualità, sia positive che negative, nei due casi assume ruoli diversi, il primo caso è quello di un ruolo politico pregnante, degno di nota e di interesse, nel secondo caso il ruolo è quello del giocatore che sciala i suoi averi sperando in una congiunzione astrale che sani la sua insoddisfazione nei confronti di quello che è, a volte vince ma magro è il premio.
Questo sta capitando a molti che un tempo rappresentavano qualcuno ed ora sono rimaste persone sole e e inappagate.
domenica 27 agosto 2017
Destino
...avere per un attimo un palco, carpire consenso, fossero anche briciole,
al di là di tutto e tutti,
sono queste le nuove frontier dell'occidente civile?
sabato 12 agosto 2017
Complici
Margherita Yourcenar, "Memorie di Adriano", Einaudi, 1988, p.17
venerdì 21 luglio 2017
La fine
In tanti viaggiamo, soli, verso il nulla.
Un Dio ci potrà salvare?
Credere in Dio ci potrà aiutare?
piastrelle e il colore dei muri, le luci al neon, i radiatori che emettono un calore freddo. Le parole sentite, che non si
riferiscono più al mio futuro parlano dell’immediato, “vedrà con questa starà meglio” si ripetono sono vuote, superficiali.
Non si vedono gli altri compagni di stanza, non posso parlare sinceramente con chi amo. Solo di fronte agli ultimi
brandelli di sogni, vorrei un sorriso sincero, un dialogo profondo, ma questo non mi è dato, siamo nell’epoca del possedere
e…sto morendo."
L’ultimo alito di vita è stato rimosso, è nato un potente tabù.
La morte è uscita dalle società ricche (di oggetti), una parte importante della nostra vita del
nostro essere non c’è più.
Distacco e rimozione, inganno, segregazione accompagnano l’atto sublime in cui l’ultimo alito
della vita ci abbandona.
Il soffio iniziale, quello che dà la vita, e quello finale, che ci porta alla morte, sono banalizzati,
nascosti a volte ridicolizzati. L’essere uomo e contemporaneamente essere bestia non è più
riconosciuto.
La paura di entrare in noi di conoscere e prendere coscienza del nostro essere ci
attanaglia. Con l’enfatizzazione della razionalità, l’idea di chi siamo, del nostro “Sé” che si trovava al di là della volta celeste, è precipitata negli abissi profondi.
E’ necessario che, con umiltà, ritroviamo noi stessi. È un percorso difficile, va affrontato con la coscienze della nostra fallibilità, smorzando, almeno un poco il lume della ragione e sapendo che i risultati non ci sono noti. “In due parole: noi non abbiamo diritto alla certezza. E, proprio per questo, noi abbiamo diritto alla speranza.” (“il filo della ragione” Dario Antiseri)
mercoledì 19 luglio 2017
Sussurri
Dispersi dopo la morte di Dio, un nuovo principe interpreterà ancora il mondo?
Qualcuno declinerà, in sintonia con il tempo, valori non contrattabili, come la dignità, la libertà, l'equità?
O polverizzati, al di fuori della dimensione sociale, diverremmo Dei o bestie destinati alla distruzione?
Nell'attesa cerchiamo nei luoghi più impensati segni che ci possano riempire il cuore e ci sussurrino parole di speranza.
domenica 16 luglio 2017
L'animale sociale
Esiste una giusta misura fra l'individualismo estremo che sgretola le società e il comunitarismo esasperato che opprime le persone?
sabato 15 luglio 2017
Il demagogo e l'adulatore
Presumibilmente è solamente una conseguenza dei tempi, la ricerca dell'individualismo esasperato ci ha portato a perderci nella massa, una massa di individui soli con gli stessi gusti, con i stessi valori. A questo non si sottraggono i mass media, occupati a vendere o a compiacere chi esercita il potere su di essi, riempiendo la pancia del Popolo di individui vuotata dalla paura di un futuro incerto, con cibo adatto a nutrire gli istinti primordiali.
Un Dio ci salverà? Chissà se la salvezza risiede in noi stessi, chissà se diventeremo eroi civili, spezzando le lenti del pensiero unico e banale, e inizieremo a comportarci come individui che per vivere hanno bisogno della comunità e dell'altro che c'è in noi e, d'altro canto, come comunità che prosperano se composte da individui liberi.
Aristotele, “Politica”, BUR 2008, p. 341.
sabato 8 luglio 2017
Gorizia e La Rosa
Gorizia si giocherà nei prossimi mesi il suo futuro prossimo, le elezioni regionali sono quasi alle porte e sarà importante come la città si preparerà a questo appuntamento. Un quesito da porsi è se queste elezioni si risolveranno in una mera competizione fra nomi e schieramenti oppure, al di là della compagine politica di appartenenza, saranno l’occasione per dare un ruolo, quindi un futuro, alla città.
Un ostacolo al cambiamento viene da chi si accontenta di come la città vive, per cui non viene turbato dal lento, ma inesorabile declino intrapreso ormai da tempo. Mi riferisco a coloro che, nella politica, nell’economia e nella cultura preferiscono il pigro adagiarsi sulle certezze di un tempo passato, ora sempre più improbabili, accontentandosi della convinzione che i dadi siano ormai stati lanciati alle le recenti elezioni comunali:”Rien ne va plus, les jeux sont faits.” Gorizia ha scelto!
Ma i giochi sono davvero fatti? E quali sono i giochi che possono contare per un futuro? La città può essere appagata dal crogiolarsi, salvo qualche tensione spartitoria, dei vincitori e dalla chiusura in improbabili certezze da parte di chi ha perso?
Forse, sarebbe meglio che tutti lavorassero per rafforzare questo territorio nell’ambito della regione, che coloro che si propongono come classe dirigente per il futuro pensassero, oltre alle alchimie per posizionarsi elettoralmente nel prossimo futuro, a spendere il cuore e il cervello per dare una speranza a Gorizia.
Il momento è delicato, il potere politico, con la scomparsa delle province, è concentrato, senza più contrappesi di sostanza, a livello regionale e le singole unità territoriali, anche quelle più grandi contano meno. I centri decisionali, dai quali provengono le scelte strategiche e il conferimento delle risorse nella nostra regione, sono più accentrati. In questo quadro, un territorio piccolo e inerte può contare?
Penso che una classe dirigente, degna di questo nome, debba spendersi per far contare il proprio territorio, nel nostro caso una città che ha bisogno di conquistarsi con coraggio il suo futuro nella Regione.
Forse, il lavorare per una città metropolitana che comprenda la Venezia Giulia, ritagliando all’interno un ruolo per Gorizia, potrebbe dare un’avvenire. Questa è un’idea.
La cosa più importante è che chi ambisce a rappresentare Gorizia ambi il proprio atteggiamento. Se così non fosse l’ultimo petalo della rosa potrebbe cadere prima che la città ritrovi la fiducia nel proprio futuro, condannandola così, al contrario della nota fiaba, a rimanere imprigionata dalla maledizione.
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