sabato 21 febbraio 2026

INCENDI BOSCHIVI: possiamo permetterci il lusso di dimenticare?

C’è una strana forma di amnesia collettiva che ritorna puntuale nelle stagioni fresche e umide. Gli incendi estivi, quelli più violenti e distruttivi, diventano ricordi sbiaditi. Immagini d’archivio, eventi che “sono accaduti” ma che percepiamo lontani. Poi arriva luglio, arriva il vento, arriva il secco, il caldo, e infine la scintilla. E scopriamo di nuovo, troppo tardi, che la clessidra non ha mai smesso di scorrere. Gli incendi boschivi non sono un imprevisto, sono un appuntamento. Non con la sorte, ma con le nostre responsabilità rimaste inevase. Ogni volta, dopo un grande incendio, ci ripetiamo che “non deve più accadere”. Poi ripartiamo da capo, con le stesse fragilità strutturali, gli stessi tempi lenti, la stessa frammentazione operativa che blocca l’azione. Sul fronte della prevenzione abbiamo accumulato buoni propositi, talvolta sbandierati, ma sono mancate le misure strutturali: il ridisegno del territorio, la manutenzione costante, l’assunzione che quella spada sospesa sopra le nostre teste non scomparirà da sola. Ma se la prevenzione arranca, la lotta attiva è in piena quaresima. I problemi emersi con brutale chiarezza nell’estate 2022 giacciono sotto la cenere, irrisolti. Domande che dovrebbero essere centrali restano sospese: il personale forestale è sufficiente? I mezzi sono adeguati? Esiste una rete di comunicazione interforze realmente operativa? Nel prossimo grande incendio, le diverse agenzie interverranno ciascuna per conto proprio oppure – come sarebbe necessario – sotto un unico comando, con un unico campo base, un’unica filiera decisionale? E ancora: le organizzazioni che intervengono sugli incendi boschivi condividono linguaggi, procedure, cartografie, criteri di ingaggio? Esiste un luogo comune dove formarsi e addestrarsi insieme? La scuola sugli incendi boschivi, spesso evocata, non è un vezzo accademico: è il prerequisito per creare un sistema che oggi è ancora troppo disomogeneo per essere efficace. A rendere il quadro più fragile è l’assenza, ormai imbarazzante, del nuovo Piano regionale antincendio boschivo. Previsto per il 2020, atteso da anni, rimasto nelle nebbie delle buone intenzioni. Continuare a contare sull’oblio è una forma di auto-inganno. E quando arriverà la prossima grande crisi territoriale – simile o peggiore a quelle del 2012 o del 2022 – non potremo gridare all’“evento eccezionale” dimenticando che, nel frattempo, non abbiamo fatto nulla di sostanziale. La sicurezza del territorio non tollera rinvii né inerzie. Le scelte da compiere, sulla prevenzione, sulla rete organizzativa, sulla sua governance sono complesse e faticose, ma vanno intraprese. I costi sociali, psicologici, economici e ambientali di queste crisi sono troppo alti per voltare lo sguardo altrove. La verità è semplice: il prossimo incendio arriverà. La domanda è un’altra: saremo più pronti della volta precedente? Trieste, 20 febbraio 2026

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