mercoledì 19 luglio 2023

Il Carso, un anno dopo, l’esperienza è servita?

A un anno dai disastrosi incendi che si sono sviluppati lo scorso anno poniamoci alcune domande utili ad avere gli strumenti necessari per affrontare queste emergenze. Abbiamo utilizzato, e in quale misura, il patrimonio unico di informazioni che ci sono state fornite dalla crisi territoriale causata un anno fa dagli incendi boschivi? Si è capito che l’incendio boschivo è un evento complesso e ricorrente, sia pur tempi di ritorno che possono essere lunghi? Che per affrontarlo è necessario agire partendo da diversi angoli visuali, tutti importanti e nessuno risolutivo, sia con la lotta attiva (spegnimento) che con quella passiva (prevenzione). È iniziato quel processo di innovazione organizzativa utile per affrontare simili situazioni? Abbiamo capito e abbiamo visto che per affrontare questi eventi nessuna organizzazione deputata da sola è di per sé sufficiente. Abbiamo visto che divisioni, mancanza di comunicazione, mancanza di chiarezza sulla filiera del comando, confusione organizzativa, sono elementi che creano disservizi e danni all’economia delle operazioni di spegnimento con grave danno a carico dei cittadini e dei territori coinvolti. Sembra che in un grosso incendio, il tempo intercorso fra la notizia dell’incendio e l’attivazione dei soccorsi, sia stato di diciotto minuti! Abbiamo pure capito che il diaframma che negli anni si è frapposto fra coloro che operano sul campo e i decisori ai vertici, ha limitato il flusso informativo dal basso all’alto (bottom up), creando percezioni distorte che hanno prodotto scelte amministrative e organizzative poggiate su degli elementi scarsamente collegati con la realtà. Certo siamo in un mondo dove c’è un’accanita competizione per L’ottenimento delle risorse pubbliche, sempre più scarse, ma, ritengo che le organizzazioni coinvolte debbano darsi da fare e capire che per raggiungere l’obiettivo di: “spegnare l’incendio in sicurezza, nel minor tempo possibile e con il minor impieghi possibile di risorse”, debbano lavorare a rete. Sono convito che, nel caso degli incendi boschivi, vada superata l’idea dei compartimenti stagni e i soggetti coinvolti debbano adottare allo scopo, linguaggi, simboli, valori e skills omogenee, magari con la creazione allo scopo di un centro formativo unico (scuola). Un anno è passato, abbiamo a disposizione un patrimonio unico di informazioni per non farsi cogliere impreparati e alla mercé degli eventi una seconda volta, ora inerzie e risposte superficiali diventano atteggiamenti colpevoli.

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