sabato 2 maggio 2026

Voci da lontano

 Era il ’68. Frequentavo la seconda media e durante l’ora di francese un rumore insolito mi distolse dalla lezione — non fu una gran fatica.

Sembravano voci lontane.

Rimasi ad ascoltare mentre quel suono si avvicinava. Le grida corali crescevano e, quasi senza accorgercene, anche il resto della classe cadde nel silenzio.

Avrei voluto essere là fuori, in mezzo agli studenti delle scuole superiori che gridavano i sogni di un mondo che cambiava.
Ricordo che la manifestazione chiedeva l’installazione di un acceleratore di particelle, un sincrotrone sul Carso goriziano: lavoro, futuro, possibilità per molti giovani.

Poi, lentamente, il rumore passò oltre, portandosi dietro sogni, passioni, speranze.

Negli anni, molti di noi sono stati attraversati da quel vento. A me accade ancora di sentirlo, come una carezza.
Di quel periodo conservo molti ricordi e, a volte, mi concedo il piacere di rievocare il ritmo incalzante degli slogan che fanno ancora battere il cuore.

Uno, più di tutti, è rimasto con me:

«Ce n’est qu’un début, continuons le combat!»
Non è che l’inizio, continuiamo a combattere.

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