Nel 2001 vivevo a Gorizia ed ero consigliere comunale, eletto nelle liste dell’Ulivo.
Questo intervento venne pubblicato sulla stampa locale. Lo ripropongo oggi perché resto convinto che, al di là di chi vinca o perda le elezioni, al di là dei comportamenti degli “altri”, ciascuno di noi abbia il dovere di indignarsi di fronte a ciò che lede la dignità umana.
“Marta vive sola. Paga 900.000 lire al mese per quaranta metri quadri. L’alloggio è ammobiliato, ma i mobili sono praticamente a pezzi.
Francesca è “più fortunata”: paga 600.000 lire per una stanza di venti metri quadri, con letto, scrivania e armadio. I servizi igienici sono in comune.
Federica, divorziata da poco e sfrattata, ha trovato una sistemazione in quaranta metri quadri ricavati all’interno di una villa. Paga 700.000 lire al mese. Le sono stati chiesti oltre otto milioni di anticipo e 300.000 lire della pigione in nero.
Luana, single, pagava 600.000 lire mensili in nero per un appartamento di settanta metri quadri. Da due anni le promettevano un contratto che non arrivava mai. Un giorno, senza motivo, l’affitto è stato aumentato a 800.000 lire.
Anna, anziana con una pensione minima, ne paga 700.000 per un alloggio senza riscaldamento e con un impianto elettrico fatiscente.
Marco, divorziato, paga anch’egli in nero 700.000 lire per trenta metri quadri.
La cosa più odiosa è che “in nero” significa spesso non poter avere il telefono, un campanello, una cassetta postale. Significa vivere clandestini in casa propria.
Ancora meno fortunate sono le persone arrivate da terre lontane, dopo lunghi peregrinare in cerca di un tetto. Qualcuno ha trovato un “buon samaritano”: un giovane operaio albanese paga 800.000 lire al mese per quarantacinque metri quadri senza riscaldamento, con muffa e perdite d’acqua. Può però dirsi fortunato, se confrontato con Léopold, senegalese di trent’anni, che ne paga 900.000 per sessanta metri quadri, anch’essi senza riscaldamento, con muffa e spandimenti vari.
No, non sono esempi tratti da un romanzo di Victor Hugo né da un cartone animato dei Simpson. Sono fatti, vicende accadute nella nostra Gorizia. E questi non sono che alcuni esempi di situazioni ormai troppo diffuse.
I nomi sono inventati: reperire informazioni più precise è stato difficile. La minaccia di restare senza un tetto è troppo grande. Chi cerca casa condivide spesso una stessa dignità: è disposto a pesanti sacrifici pur di garantirsi un rifugio. Urgenza e bisogno li rendono facili prede di individui senza scrupoli che, come sciacalli, si avvantaggiano delle disgrazie altrui.
Oggi come allora, noi cittadini abbiamo una responsabilità: se vogliamo che Gorizia conservi la sua cultura civile, non possiamo permettere che tutto questo diventi senso comune. Dobbiamo condannare comportamenti che, se ignorati, renderebbero la nostra città più misera.
E noi questo non lo vogliamo.
Gorizia, 7 dicembre 2001”
Rileggo oggi questo intervento del 2001 con la convinzione che l’indignazione, quando riguarda la dignità delle persone, non abbia data di scadenza.
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