Prevenzione e territorio
Da evento a processo
La prevenzione è una scelta politica, culturale e sociale. Solitamente viene evocata dopo un’emergenza in discorsi o progetti di rito. Così si riduce a uno strumento per rintuzzare i danni, o peggio, un pretesto per far vedere che qualcosa sia stato fatto.
I rischi per il territorio sono spesso il prodotto di piccoli vantaggi immediati non ponderati. Ad esempio, il costruire in aree soggette a eventi catastrofici con lunghi tempi di ritorno. Il frutto di decisioni mancate, di manutenzioni rinviate, la prevenzione è uno strumento che, per funzionare, deve entrare nell’ordinarietà.
Governare la prevenzione significa trattarla come funzione ordinaria dell’amministrazione, non come misura straordinaria. Significa osservare il territorio, riconoscerne le fragilità e tenere conto di esse. È un lavoro silenzioso e costante.
Non esistono modelli universali. Ogni territorio è diverso e richiede risposte diverse. La prevenzione non può essere standardizzata ma deve essere un abito sartoriale, costruito sulle condizioni reali, non applicato per inerzia o per mero adempimento di norme.
Un punto decisivo è il presidio del territorio. Quando il territorio è presidiato, il rischio viene intercettato, compreso, decodificato. Dove è assente, il rischio cresce. Senza il presidio non c’è prevenzione, solo attesa dell’emergenza.
Governare significa innanzitutto assumersi la responsabilità nel tempo, che è cosa diversa dal tamponare le cose in presenza dell’evento.
La prevenzione è la misura della qualità di un’amministrazione. Non fa rumore. Ma costruisce sicurezza, credibilità e futuro.
Dobbiamo mutare il concetto di prevenzione, trasformarlo da evento a processo.
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